Misuratore di campoUn aiuto indispensabile

Il misuratore di campo, è quello strumento che ci permette di misurare l’intensità di un campo elettromagnetico ad una certa distanza dall’antenna trasmittente.

E’ molto utile, anzi in certi casi direi che è praticamente indispensabile specialmente quando:

  • si installa una nuova antenna
  • vogliamo comparare le prestazioni di antenne diverse o di apparati diversi, o ancora di cavi diversi
  • quando facciamo manutenzione ordinaria o straordinaria alla nostra stazione ricetrasmittente
  • dopo una modifica al ricetrasmettitore
  • quando usiamo un accordatore (verifica con accordatore inserito e senza per valutare le differenze di irradiazione)
  • abbiamo prolemi di rientro di radiofrequenza.

L’elenco potrebbe continuare ancora, ma sperimentare significa anche trovare da soli le opportunità di utilizzo degli strumenti che abbiamo a disposizione, infatti il misuratore di campo si rivela utile in tantissime occasioni.

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Personalmete lo uso da tanti anni e di test, esperimenti e prove, ne ho fatti a centinaia, sia per verificare l’irradiazione delle antenne, sia per rilevare la dispersione della linea di trasmissione (cavo), ma anche per verificare la direzione di irradiazione dell’antenna.

Ad esempio, con il misuratore di campo, ho verificato la direzione di irradiazione reale del mio dipolo autocostruito e montato a “V” invertita, perché se facciamo una ricerca sul web, troveremo quasi sempre che il diagramma di irradiazione è praticamente omnidirezionale, mentre la realtà e piuttosto diversa.

E’ vero che un dipolo a “V” invertita, riceve più o meno bene da tutte le direzioni a 360°, così come trasmette nelle stesse direzioni, ma non è altrettanto giusto dire che sia omnidirezionale, in quanto ha una direzione, o meglio, due direzioni di preferenza che sono perpendicolari alle diagonali dei due bracci.

In quelle direzioni, il dipolo riceve e trasmette con la massima intensità con un angolo molto basso di irradiazione, pertanto è particolarmente efficente per collegamenti in lunga distanza (DX), mentre in teoria sarebbe meno indicato per i collegamenti a breve distanza, ossia prettamente locali, ma approfondiremo l’argomento in una pagina dedicata.

Tornando quindi al nostro misuratore di campo, personalmente sono dell’opinione che in ogni stazione dovrebbe essercene almeno uno, non se ne dovrebbe fare a meno così come non si può fare a meno del rosmetro, sia che siamo OM, sia che siamo CB.

Il rosmetro infatti ci da una indicazione sull’entità onde stazionarie, ma non ci può dire quanta energia viene realmente irradiata dall’antenna, pertanto l’indicazione spesso rischia di essere fuoriviante e il classico esempio del carico fittizio ci conferma quanto appena affermato: anche un carico fittizio da un rapporto di onde stazionarie pari a 1:1, ma non irradia alcunché.

Pertanto è facile intuire che abbiamo bisogno di uno strumento che ci dia un’idea dell’energia effettivamente irradiata, in questo modo possiamo fare una comparazione per verificare se, anche non avendo stazionarie in misura rilevante, tutta l’energia a radiofrequenza viene effettivamente irradiata dalla nostra antenna.

Verificare che il cavo non sia parte irradiante, è estremamente utile al fine di evitare disturbi alle televisioni, ai computer, alle radio e ad altri apparati sensibili a rientri di radiofrequenza, oltre che evitare che parte della potenza erogata dal trasmettitore venga perduta inutilmente, questo però lo possiamo verificare soltanto con un misuratore di campo o con un Grip Dip Meter.

Una cosa che capita molto spesso infatti, è proprio il rientro di RF, le quali cause sono molto variabili, ma i risultati sono sempre detestabili.
Molto spesso, in casi come quello appena citato, è molto difficile rilevare se il cavo irradia al pari (o quasi) dell’antenna e di sicuro, non si può rilevare con un semplice rosmetro, ma con un misuratore di campo le cose diventano estremamente semplici e rilevata la presenza di fuga RF, possiamo porre i dovuti rimedi.

Un’altra cosa che è possibile rilevare, è se abbiamo rientri di RF attraverso la rete di distribuzione, i 220 volts, semplicemente avvicinando l’antenna del misuratore di campo al muro nei punti dove sappiamo, o pensiamo, che passano i fili dell’energia elettrica.
Nel caso lo strumento si muova, ecco rilevata una fastidiosa fuga di RF che si è insinuata nella rete elettrica e che quindi deve essere rimossa.

Attenzione alle false interpretazioni delle misure

Quando vogliamo controllare se esiste sulla nostra linea di trasmissione un possibile rientro di radiofrequenza, dobbiamo porre attenzione al rilevamento che il misuratore di campo ci indica.

E’ molto facile infatti pensare che se rileviamo una certa intensità di campo avvicinando molto (pochissimi centimetri) l’antenna dello strumento o addirittura accostandola al cavo coassiale di trasmissione, sia presente una fuga di RF, ma per essere sicuri dobbiamo prima fare un ulteriore controllo, se non addirittura farlo per primo: mentre siamo in trasmissione, dobbiamo controllare il cavo del microfono e i cavetti di alimentazione; nel caso questi presentino un flusso rilevante di campo elettromagnetico, siamo in presenza di rientro RF, quindi dobbiamo controllare anche il cavo di discesa d’antenna.

Nel caso invece che sia rilevata una certa intensità di campo avvicinando molto o accostando l’antenna dello strumento direttamente sul cavo, ma non si rilevi nulla sul cavetto del microfono e sui cavetti di alimentazionie, questo significa soltanto che la sensibilità del misuratore di campo elettromagnetico è molto elevata e quindi rileva soltanto il normale flusso RF che attraversa il cavo coassiale, ma nulla di più.

Ho trovato articoli, molto autorevoli del resto, che parlano di questo argomento, ma non è specificato che sul cavo è presente comunque energia a radiofrequenza e che questa è rilevabile comunque, pertanto se facciamo un test con un amperometro RF ed abbiamo realizzato un choke RF che elimina o attenua in modo notevole la RF rilevata in precedenza, può significare che abbiamo un attenuazione di potenza rilevante tale che diminuisce sì l’entità dell’energia rilevata, ma diminuisce sensibilmente anche la potenza che viene effettivamente irradiata dall’antenna, in questo caso il choke RF non è assolutamente richiesto, tipico il caso dell’uso di un bal-un dove molti accoppiano anche un choke RF in cavo coassiale oppure su nucleo di ferrite: il bal-un da solo serve benissimo allo scopo.

Bene, spero che questo articolo possa essere stato di vostro interesse, come ho detto in precedenza, le prove da fare sarebbero davvero tante e l’unico limite è la nostra fantasia, oppure la nostra necessità.

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